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Limonaie del Garda: la bellezza antica di una tradizione da riscoprire

Limonaie del Garda

fonte immagine: Consorzio Valtenesi

Passammo davanti a Limone, i cui ‘giardini’, disposti a terrazze e coltivati a limoni, crearono un’immagine ricca e ordinata..” [Goethe]

La testimonianza di Goethe evoca un’antica tradizione del gardesano che, abbandonata per secoli, soltanto ora, per amore della storia e della cultura, viene gradualmente riscoperta: stiamo parlando delle limonaie del Garda.

Queste coltivazioni terrazzate furono introdotte nel 13° secolo dai Frati Francescani, che edificarono il loro primo convento a Gargnano nel 1226. Fu così che i contadini, i barcaioli, i pescatori del Garda si convertirono in giardinieri dando origine a un vero e proprio miracolo: infatti il clima rigido rende quasi impossibile coltivare i limoni fuori vaso al di sopra della fascia del parallelo di Napoli.

Eppure il microclima del Lago ha reso possibile la creazione delle limonaie, sapientemente costruite approfittando del riparo naturale di rocce e cipressi. I limoni venivano infatti coltivati su più piani con l’ausilio di pilastri e terrazzamenti, protetti per tre lati ed esposti costantemente al sole proveniente da sud-est. Durante l’inverno, lastre di legno e vetro venivano impiegate per difenderli dal gelo.

A tutt’oggi le limonaie del Garda risultano la coltivazione di limoni più settentrionale del mondo. Gli agrumi erano un tempo richiestissimi in tutta l’Europa centrale e orientale, fino alla fredda tundra russa. Venivano usati non solo a scopo alimentare preparando scorze candite, succhi e confetture, ma anche per medicamenti, essenze e profumi.

Molte limonaie vennero abbandonate nel corso del 1800, dopo l’unità d’Italia e l’abolizione dei dazi doganali, ma alcune sono tuttora attive e visitabili. Ve ne sono tre a Limone del Garda, la località citata da Goethe, tre a Gargnano e una a Tignale, la Limonaia di Pra de la Fam, recentemente restaurata dalla Comunità Montana dell’Alto Garda.

Visitare una limonaia significa quindi riscoprire una bellezza antica e suggestiva che ha contraddistinto le tradizioni gardesane per moltissimi secoli, e che, come si può leggere, ha profondamente ispirato Goethe:

Conosci tu la terra dove fioriscono i limoni,
gli aranci dorati rilucono fra le foglie scure,
una mite brezza spira dal cielo azzurro,
il mirto immoto resta e alto si erge l’alloro,
La conosci tu, forse ?
Laggiù, laggiù
Con te, amore mio, io vorrei andare.

Leggere questi versi fa nascere il desiderio di vederne i  luoghi, forse così vicini a noi da non essere presi in considerazione…

BaT

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